iPhone 5s ché?

Per la prima volta l’annuncio di un iPhone passa inosservato, mmm strano no? Eppure Apple con questo telefono sembra, per la prima volta, aver ascoltato le richieste degli utenti. Eh si, a leggere qualche dato sulle vendite (30 milioni di smartphone con display da 4″ venduti dalla sola Apple nel 2015) infatti, non a tutti piace “grosso” lo smartphone (scusate la battuta). Ma allora perché il nuovo scintillante iPhone 5Se non è stato accompagnato dal solito clamore? Beh, a mio parere il problema è tutto nel design. Diciamoci la verità, per quanto funzionale e fottutamente integrato iOS sia, tra i segreti del successo di Apple c’è certamente il design. I prodotti Apple sono belli, preziosi, desiderabili e… cool. Che siate fanboy Apple o androidiani convinti questo non si può negare. E allora ecco spiegata l’indifferenza per questo nuovo iPhone 3Se. Riutilizzare il design dell’iPhone 5 non è stata una bella mossa. Per quanto riuscito è un design che ha ormai “troppi” anni. Inoltre il prezzo è ancora una volta una nota dolente. In questo caso non per colpa di Apple. Il nuovo iPhone infatti in USA parte da 399$ (per la versione da 16Gb) circa 354€ al cambio, che, risulta essere un ottimo prezzo visto che, design a parte, è quasi un iPhone 6s e di certo meglio di un iPhone 6. Purtroppo le tassazioni europee hanno fatto lievitare il prezzo base fino a 509€.

Riflessioni dovute ad una cattiva digestione

Pensavo che, alla fine, il nerd adesso è di moda perché la maggior parte di quelli che lo sono stati negli ultimi 40 anni oggi sono persone ricche o in qualche modo potenti… mentre i bulletti al massimo lavano i cessi nelle loro (dei nerd) aziende. Apparentemente sembra essere la vittoria dello “studia, riga dritto, e rispetta le regole”. Nel senso di seguire i consigli dei genitori.. ma un’analisi più profonda (fatta dal sottoscritto e quindi del tutto personale) evidenzia il fatto che: non è proprio così. Non basta impegnarsi e studiare per avere successo. Il successo si ottiene con il talento ed il talento non si impara ne si raggiunge con il sudore. É triste dirlo ma è così. Puoi ottenere degli ottimi risultati lavorando sodo ma non sarai mai in cima. Insomma, non sto dicendo che senza talento non si vive, ma solo che forse dovremmo spendere più tempo a cercare il nostro talento e coltivarlo, anche se comporta percorrere una strada più insicura. Invece, spesso si intraprende una strada che, sembra più facile, ma che probabilmente non ci consentirà mai di eccellere. E purtroppo spesso quando ci si accorge di tutto ciò è troppo tardi. Insomma, il messaggio di questo post è: “non mangiate pesante di sera, altrimenti potreste fare strane riflessioni il giorno dopo” e, mentre mangiate sano, riflettete.

Hello from the other side

Poco meno di un mese fa, più precisamente il 17 ottobre 2015, a Napoli (città notoriamente piena zeppa di fotografi, fotoamatori e uomini e donne dall’otturatore di fuoco), si è tenuto il Nikon Live!. Evento itinerante per l’italia, dove Nikon insieme alla sua schiera migliore di maestri della fotografia ha tenuto simposi, set pratici in studio e seminari. Io e uno degli uomini (nella fattispecie quello possessore del braccio), ci siamo letteralmente “scapizzati” a vedere di che si trattava. Carichi alle 8 del mattino, dopo una ricca colazione, ovviamente con il cornetto migliore di Napoli, siamo partiti alla volta della città della scienza, fotocamere cariche, e voglia di scattare a mille.

Saltando tutta la parte nella quale vecchietti armati delle loro fotocamere iper professionali rattusiavano sulle povere modelle, scambiando contatti facebook e numeri di telefono con la scusa “poi ti mando le foto che ti ho scattato”, a metà mattinata siamo stati adescati.

Voi adesso penserete, eccoli qua…i soliti due che seguendo la scia dei vecchietti bavosi, hanno fatto i lumaconi con le modelle. E invece NO. Noi siamo stati “adescati” da un giovine, un tipo che rivolgendosi a noi ci ha detto “RAGAZZI, LO VOLETE VEDERE UN VIDEO?”. Li su due piedi, non vi nascondo di aver pensato, oilloc!!!, mo questo ci attacca il pippone con riprese per spot pubblicitari, carrellini, fari iper costosi e quanto altro. Invece la domanda successiva di questo giovine è stata “Ma voi lo sapete che cos’è un time lapse?” Alla parola Time lapse, ci siamo illuminati manco avesse detto, “guagliu’ avete vinto 500 euro a capa, mo vi potete prendere un obiettivo qualunque dal parco obiettivi nikon.” Il giovine in questione è Vito fusco…ed io vi consiglio caldamente di innamorarvi dei suoi time lapse. Insomma, abbiamo passato la mezzora successiva a riempire di domande il povero time-lapser e a cercare di capire com’era la faccenda,  promettendo a Vito che avremmo aspettato con ansia il suo seminario del pomeriggio.

Tornati a casa, abbiamo deciso di  prendere un po di freddo per mettere alla prova gli insegnamenti.

Questa è una delle prove, spero vi piaccia.

Old!

wallpaper-gattino

Ci stiamo un po’ lasciando prendere la mano con gli “old” lo so, ma… Oldare è un diritto ed un dovere morale di ogni nerd sul web. Marchiare a sangue e pixel (ma più a pixel) una notizia/frase/ogniccosa che sia stato già visto (anche solo qualche frazione di secondo prima) è un’azione dovuta alla comunità ed a se stessi. Oldare è un’eterna sfida. Come quella tra bene e male, da una parte gli oldatori, dall’altra gli oldati. Da una parte quello stupidissimo quanto appagante senso di superiorità che si prova quando si olda, dall’altra la rabbia misto umiliazione (ma a volte anche sticazzi) che si prova quando si viene oldati. Se di recente siete stati oldati da qualche vostro amico o conoscente, tenete duro, ogni oldatare, persino quello più sul pezzo, è destinato prima o poi ad essere oldato, non c’è “but gold” che regga!

P.S. Lo so che è old perché è già stato pubblicato sulla nostra pagina facebook ma… insomma but gold!

Uova alla Jobs [#FotoRicetteSintetiche]

fortIngredienti:

2 uova;

2 fette di formaggio fresco;

1 Macbook pro;

sale q.b.;

pane casereccio;

Indicazioni:

Cucinare l’uovo in padella con un pizzico di sale (se non si è ipertesi anche un po’ di più);

sul finire della cottura aggiungere il formaggio fresco a cubetti cercando di formare un viso sufficientemente strano;

non appena il formaggio fila, impiattare e servire con pane casereccio e Macbook pro.

Giro di mezza boa…

E finalmente eccomi qui, so che mi aspettavate! No? Come? Ah… non sapete nemmeno io chi sia… ah ecco… Beh, comunque:

benvenuti nel mondo delle parentesi 

Avete presente quando arrivate in ritardo ad una festa/cena e sono già tutti li, tutti perfettamente ambientati a chiacchierare tra di loro? Voi entrate e tutti vi guardano. Allora in preda all’imbarazzo cercate di dire qualcosa di simpatico, una frase ad effetto e… attimi di panico:

Che fare? Che dire? Ok cerchiamo di sembrare intelligenti: parliamo di… equazioni differenziali! No, no troppo nerd! L’uomo sulla luna? Naaa… l’acqua su Marte? No è old…

La vita ti passa davanti al rallentatore e… boom la sparate, e…

Attimi di silenzio, qualche faccia disgustata ed è fatta! A quel punto, tutti si rigirano e continuano, a sparlare amabilmente di amici e colleghi ed a questo punto forse anche di te.

Ecco, con questo “late post”, ora io mi sento più o meno così.

Ma ormai è fatta, e visto che abbiamo rotto il ghiaccio e gli indugi con la peggiore entrata che io potessi fare (esattamente come avrei fatto ad una festa/cena qualunque), ora posso continuare a scrivere godendo della piacevole e rassicurante sensazione di non poter peggiorare, ulteriormente, la situazione.

In questo primo post vorrei parlarvi un po’ di noi, del nostro gruppo, dei quattro uomini.

Ok, da dove iniziare, ehm… si, da me! Mi presento, io sono il nerd/spammer del gruppo… Come voi ben saprete, in ogni gruppo che si rispetti ci sono: il bello, l’amicone, l’esuberante, il simpatico, il nerd, quello che appende, etc.. (potete riusare questa frase mettendo le vostre categorie preferite… funziona sempre, insomma, è quel che si dice “una frase originale”).

Dicevo, ecco, io sono il nerd, e, se vi state chiedendo chi ricopra gli altri ruoli, beh questo non posso scriverlo. Come i migliori supereroi tentiamo di mantenere la nostra identità segreta, (vero Ste?). In ogni caso siete liberi di farvi la vostra idea.

Per te, membro del gruppo, si, proprio tu, parlo con te! No, non sei tu il bello! L’ho messo solo per fare scena!.

Io, Stefano, Marco e Nicola (tanto per mantenere l’anonimato) ci siamo conosciuti per caso in una notte estiva di pioggia nella quale…

Ok, non posso farlo! Non posso mentirvi.

Insomma, non pioveva e non era una notte e.. non era estate e, in realtà, non c’è mai neanche stato un vero è proprio momento  memorabile associabile al nostro primo incontro. Anzi, per dirla tutta, non ci siamo nemmeno conosciuti tutti insieme. Insomma, una cosa piuttosto banale.

Io e Nic ci siamo conosciuti perché io ed i miei coinquilini avevamo deciso di adottare un biologo. In realtà volevamo prendere un cucciolo, ma poi per questioni economiche, siccome i cuccioli tendono ad accollarsi e non pagano mai il pigione, abbiamo deciso per una cosa meno impegnativa: Nicola. In realtà questa scelta si è rivelata particolarmente felice e dopo sei mesi eravamo come fratelli, anzi, di più, gemelli… gemelli seimesi!

Nicola era amico di Stefano e Stefano di Marco e Marco di Nicola e (loop) e… insomma visti i forti interessi culturali, politici e filosofici che avevamo in comune (Playstation, partite del Napoli, Keynote etc…) abbiamo iniziato a frequentarci. Non voglio finire in sdolcinatezze ma questi tre individui, oggi come oggi, sono tra le persone a cui tengo di più (lo so un giorno mi venderanno per trenta denari). Ora, dopo più di un anno passato insieme tra appese, FIFA, partite del Napoli, appese, Panini del Doc pub, Monopoli, appese, Asphaltate etc etc (e appese) le nostre strade si sono divise.

(musica drammatica)

Io sono partito per Ljubljana (vergognati e clicca qui se non sai dov’è Ljubljana), ma la nostra amicizia, in qualche modo, non è cambiata. Ok, sul serio, io non vorrei finire questo post con il lieto fine, ma non posso fare altrimenti. Quindi tu, temerario che, nonostante tutto, stai ancora leggendo, se ti senti deluso da questo finale, metti lo stesso like e stay tuned, che magari ci appiccichiamo o chessò, na “maleparola” ci scappa sempre! 😉

Il primo post non si scorda mai

Rompiamo il ghiaccio. Direi che è il momento giusto considerato il caldo che fa fuori. Ok, dopo questo potrei anche smettere di scrivere sul blog e invece no, sono capatosta e non mi fermo di fronte alla prima battuta banale!!

Eccomi qui, in questa nuova avventura che un po’ mi eccita e un po’ mi spaventa. Mi eccita perché non ho mai avuto un blog, ne’ mio e ne’ in condivisione, ma soprattutto perché i miei compagni di blogviaggio sono i miei amici con i quali ogni scusa è buona per divertirsi e ridere, ma allo stesso tempo mi spaventa perché, ve lo dico chiaramente, quando andavo a scuola la cosa che più odiavo fare erano i temi a traccia libera. Quindi se ad un certo punto non doveste più vedere miei post non preoccupatevi, non sono morto (spero), eventualmente ve ne darebbero notizia Nicola Stefano e Vincenzo a cui a breve darò disposizioni in merito, semplicemente sarei incappato nel più classico del “blocco dello scrittore” (e come me la sto tirando eh).

“Da grandi blog derivano grandi responsabilità”

Al prossimo post…

Caffè nero, pt 3

Seduti, in fondo, due giovani, due figure esili e armoniose. Lui, ordinato e composto, capelli neri corvino e occhi blu come il mare d’inverno. Lei, avvolta nella sua eleganza e nello scialle di cashmere che le lasciava scoperta una spalla. La luce fioca illuminava appena i due visi, la penombra rendeva quei due corpi intimi e carichi di mistero. Le mani di lui sfioravano delicatamente quel triangolo di pelle lasciato scoperto dalla lana generosa, le dita correvano su e giù cercando spazio tra quei fili morbidi.
Si rivedevano finalmente!

Solo un anno prima erano due completi sconosciuti…

Elena, fin da piccola aveva sempre guardato il mondo con occhi diversi, le piaceva camminare per strada con la sua musica, tendendo il volume alto per annullare i rumori sordi di una città caotica. Pensava che guardare le persone con della buona musica nelle orecchie, le rendeva ai suoi occhi più belle, armoniose e vere. Spesso si rifugiava in quel parco dove da bambina passeggiava con il nonno…Se chiudeva gli occhi riusciva a sentire ancora l’odore delle foglie umide…

Alle 12 ora italiana, un aereo di linea dell’American airlines atterrava a New York.
Dal piccolo finestrino ovale l’alba di una nuova città, gli occhi stanchi ma curiosi di Paolo cercavano di scrutare ogni minimo dettaglio: il verde degli alberi, i tetti delle case, le piccole auto parcheggiate che da li sù sembravano formare un tappeto di alluminio colorato.
Era fresca l’aria a New York quella mattina di metà ottobre, il sole era ancora basso, la luce filtrava dalle grandi vetrate dell’aereoporto e tutto intorno c’erano suoni nuovi.

Il primo respiro che fai in un posto nuovo, ti mette in contatto con esso e per un istante infinitesimamente piccolo, sei un tutt’uno con l’aria che respiri.

Questo pensava Paolo mentre intorno a se il vorticoso girare di persone, lentamente lo svegliava dal torpore del viaggio.
Nelle cuffiette aveva Wild Horses, dei Rolling Stones, era la sua canzone preferita di quel periodo.
Si, perchè era cosi Paolo: mille passioni, nessuna che avesse qualcosa in comune con quella precedente, una curiosità dietro l’altra, un continuo chiedersi cosa ci fosse oltre, una scia di generosa allegria mista alla consapevolezza di essere un forte a metà.

Si definiva un aereoplano di carta, Paolo. Uno di quelli che aveva fatto e rifatto a scuola, durante le noiose ore di religione. Aveva sempre pensato che un aereoplano di carta, ha la fragilità del foglio che lo compone, ma il potenziale per scoprire quello che di nuovo il mondo ha da offrirgli, semplicemente, “volando”.
Adesso guardava quelle strade che lo avrebbero accolto per un anno, guardava i taxi gialli che rapidamente le attraversavano portando via volti nuovi, pensieri e vite, milioni di vite diverse, milioni di occhi che come i suoi, quella mattina avevano visto la magnifica alba di New York.
Lentamente la luce dava il buongiorno ad Elena, illuminava le coperte bianche sgualcite dalla notte, entrava nella stanza prendendo la forma delle cose e proiettando il regolare intervallarsi delle tendine, sul letto e sui suoi piedi.
Dalla sua camera al terzo piano di quel palazzo ricoperto di mattoncini rossi, al centro di Brooklyn, era pronta ad iniziare una nuova giornata.

Dettagli

Ore 4.30 il  suono di una sveglia, occhi che immediatamente si aprono… SI PARTE!!!

Come  in ogni momento bello, importante, atteso nella vita di un bambino, il risveglio è sempre molto diverso dal risveglio di tutti gli altri giorni. Quel giorno, quello che stai aspettando da ormai troppo tempo è il giorno in cui gli occhi si aprono subito, le gambe iniziano immediatamente a muoversi come se fossero possedute da una forza che nemmeno immaginavi di avere alle quattro e trenta  del mattino, o che forse realmente non hai mai avuto prima di quel momento.

Le macchine sono cariche, “i grandi” le hanno controllate la sera prima. Che poi “la sera prima” sarebbero poche ore prima del suono di quella sveglia che mai come oggi sembra diverso, forse più melodico rispetto al solito e fastidioso “BIP BIP”.

Rumore di chiavi, di motori accesi, fari che illuminano il cancello che lentamente si sta aprendo, ci siamo, inizia il viaggio. Due teste piccole e con i capelli ancora ammaccati come ad avere nostalgia del cuscino, fanno capolino tra i sedili.

I capelli neri di mio padre, ordinati e lisci come la seta, i baffi che coprono la parte alta delle labbra. Parte che a pensarci bene, in 27 anni non ho mai visto realmente. Le mani curate e inanellate di mia madre che gli siede accanto, la voce fastidiosa e allegra di mio fratello. Lui, il più piccolo della famiglia che, a differenza di tutti noi, ama svegliarsi di notte per partire.

E’ tutto lì, in quel micro universo racchiuso in una ormai attempata FIAT Regata di colore bianco, è li che risiedono le sicurezze, le gioie, i pianti e i capricci di due teste ancora assonnate. E’ li che si generano i ricordi, che come delle vecchie foto a poco a poco sbiadiranno lasciando spazio solo ai dettagli, quei dettagli essenziali e semplici che ti porti dietro per tutta la vita, dettagli che ti rendono quello che sei e che quindi forse tanto dettagli non sono.

Buon Ferragosto a voi 🙂

Nic.

Respiri

Avete mai pensato a quanti passi facciamo un una giornata? avete mai pensato a quanti respiri facciamo in un ora o a quante volte in un minuto il nostro cuore batte? E’ tutto così automatico, tutto così veloce e fluido che a volte nemmeno ci rendiamo conto che la nostra giornata sia finita che subito siamo pronti a cominciarne un’altra. E allora i giorni passano, le persone entrano ed escono dalle nostre vite, oppure siamo noi che usciamo ed entriamo nelle vite degli altri, tutto scorre insomma, nel bene o nel male. A volte ci chiediamo se la strada su cui poggiamo i piedi è quella giusta, ci chiediamo se le nostre scelte influenzeranno quei battiti e respiri che naturalmente facciamo e che inconsapevolmente non ci rendiamo conto di fare, e intanto…tutto scorre. Perché la verità è che le valutazioni le fai solo a partita finita, a quel punto saremo tutti bravi a valutare se la nostra squadra del cuore ha giocato bene o male. Che poi, non è una questione né di bene né di male, è una questione di sfumature, di punti di vista, di respiri fatti o di respiri trattenuti, e nessuno, se non noi stessi potrà essere il migliore allenatore dei propri respiri.

“Nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile… nessuno ha mai detto che sarebbe stata così dura”. 

Ma forse al di la dell’entropia, al di la di quanto una giornata, un’ora, una vita possa essere incasinata, ogni tanto dovremmo fermarci, trattenere il respiro e pensare che…ne vale sempre e comunque la pena.

Buona giornata, qualunque cosa tu stia facendo 🙂

Nic.

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