Siamo tutti Oronzo FantaCanà

E’ finita l’estate, e si torna alla solita vita, chi va a lavoro, chi riprende lo studio, chi continua il cazzeggio (beati loro), ma poi la fine dell’estate coincide anche con l’inizio di qualcosa: IL CAMPIONATO DI CALCIO.

Si la Juve ruba, il Napoli ci fa intossicare, questo è l’anno buono per la Roma, e così via.

Ma non è questo quello che interessa ad una persona, e questa persona è il giocatore del Fantacalcio!

Fantacalcio

Il vero FantAllenatore quasi desidera la fine delle ferie, vuole un nuovo anno di ansie e di stress, vuole fare l’asta.

Ma non puoi andare sprovveduto all’asta, devi studiare tutta la carriera del nuovo attaccante del Carpi, da quando giocava nei pulcini della “Amadori F.C.”, fino all’ultima stagione nella serie B Uzbeka, quella della consacrazione, 37 gol in 25 partite, roba da far impallidire Messi.

Per non parlare delle abitudini fuori dal campo:

Quel nuovo pseudo-talento sudamericano acquistato dal Chievo non renderà, so da fonti certe, cioè il cugino dell’amico del fratellastro dell’idraulico del suddetto calciatore, che la sera gli piace andare per locali a bere succhi di frutta a banana, non potrà mai segnare nel campionato italiano, ma in sede d’asta voglio fingermi interessato, così da far salire il prezzo e consegnare il pacco a qualche avversario.

E fu così che questo nuovo fenomeno, un tale “Solanho”, te lo aggiudichi per 43 crediti e inizi a bestemmiare in aramaico antico perché con gli stessi soldi avresti preso quell’attaccante stagionato che “tanto va sempre in doppia cifra”.

E l’asta è il momento clou della stagione, quello in cui ogni giocatore, come già detto, vuole fregare l’avversario, non ci sono amicizie che tengano, c’è chi costantemente rilancia all’ultimo istante giusto per far innervosire il rivale, chi fa stancare tutti per un’asta fino a 130 e poi piazza il colpo decisivo quando ormai sono tutti stremati.

Poi c’è chi trova il colpo dell’anno, e mentre tutti si fiondano sul Maradona di turno, paga 1 fantamilione per un attaccante di cui nessuno sa nemmeno le sembianze, ma sarà lo stesso che a fine campionato con 20 gol e 10 assist regalerà la vittoria al fortunato della stagione.

Si, perché per quanto si voglia sbattere la testa, il Fantacalcio è una questione di fortuna, però è anche vero che la fortuna aiuta gli audaci e quindi chi non risica non rosica…ma vi assicuro che di rosicamenti durante un anno fantacalcistico ce ne sono tanti, ma davvero tanti!

Ma…

“Dopotutto, la settimana prossima è un’altra giornata”

Caffè nero, pt2

La distanza separa ciò che sembra inseparabile, ma ora erano li, uno di fronte all’altra, con le onde negli occhi e i pensieri tremanti, il mondo intorno veloce e ruvido come asfalto, ma li, in quel momento ciò che bastava era potersi guardare, e perdersi nel buio di quel caffè nero ancora caldo.

Solo un anno prima erano due completi sconosciuti; Lei con la sua vita universitaria piena di momenti tutti uguali, esami da passare, libri pesanti come mattoni, giornate in pigiama a ripetere cose che probabilmente in quella giungla fatta di capi, segretarie, colleghi arrivisti, e tailleur alla moda, non sarebbero mai servite. Studiava per passione, Elena, aveva negli occhi il fuoco di chi ha una sfida con se stesso.
Essere meglio del se stesso del giorno prima.

Fin da piccola aveva sempre guardato il mondo con occhi diversi, le piaceva camminare per strada con la sua musica, tendendo il volume alto per annullare i rumori sordi di una città caotica. Pensava che guardare le persone con della buona musica nelle orecchie, le rendeva ai suoi occhi più belle, armoniose e vere. Le piaceva scorgere le parole dal labiale di due passanti, amava guardare una coppia di innamorati talmente stretti l’uno all’altro da sembrare un unico corpo, sentiva sue quelle persone, le sentiva parte di se, come se le conoscesse tutte senza che loro conoscessero lei.

Spesso si rifugiava in quel parco dove da bambina passeggiava con il nonno, stava seduta per ore sotto lo stesso albero dove anni prima quel vecchietto dallo sguardo dolce e uguale al suo, le aveva raccontato della sua giovinezza, della passione per il teatro, per quelle tavole di legno tante volte calpestate, della guerra, della vita semplice di un ragazzo di campagna costretto a crescere troppo in fretta. Se chiudeva gli occhi riusciva a sentire ancora l’odore delle foglie umide, quel giorno in cui lui le aveva raccontato di quella ragazza conosciuta per caso durante uno spettacolo. Aveva scorto il suo sguardo e la sua aria fintamente sicura da una delle quinte buie, il posto in cui tu vedi tutto, ma al tutto tu, resti ancora sconosciuto. L’aveva guardata provare e riprovare una battuta, l’aveva vista piangere e ridere su quel palcoscenico, l’aveva vista crescere e diventare sua.

“Beh…amori d’altri tempi”, pensava, sospirando, Elena.

Settembre

 

La sera sarà fresca, dopo una giornata di fine estate ancora troppo calda. I tramonti di settembre sono diversi, il colore della luce, il calore dei toni riflessi sulle cose, il cielo rosa che si intervalla con le nuvole, forse domani pioverà.

Tre amici, ore passate a dirsi tutto nel fare nulla, ore a discutere cosa saranno da grandi, sicuri però che da grandi ognuno per gli alti ci sarà ancora. “Forse questo viaggio ti cambierà o forse no”, dicevano. “Tornerai con un bagaglio più pesante e nella testa ancora due lingue, sarai sicuramente più forte di adesso, e noi saremo qui ad aspettarti.”

Lei…

Lei, da due ore qui e già tutto quanto sembra essere suo.

Lei, caduta nelle loro vite con la naturalezza con cui un frutto maturo cade dall’albero.

Lei, cosi sicura.

Lei, con le sue paure e le sue debolezze.

Lei, cosi diversa, ma così intimamente uguale a loro.

Inizia un nuovo anno, e con esso anche la routine, i libri, i treni persi e i passaggi in auto che quando servono non arrivano mai.

“La sveglia è alle 6 domani, vai a dormire!”

Quello sguardo rapido, lanciato da un vagone all’altro di quel treno troppo rumoroso, il segnale che oggi non si scende alla solita fermata, oggi si va liberi, senza pensieri, mangiando a grandi passi posti nuovi e scoprendo che sapore hanno le cose proibite.

Settembre lascia il passo al freddo, la pioggia ed i cieli grigi, ma nei pomeriggi d’inverno c’è sempre un divano, una coperta ed il calore di anime inconsapevoli. L’odore della legna calda, il rumore del fuoco che arde e la luce unica di un camino che riscalda i piedi ancora un po freddi. In sottofondo la voce di un presentatore  in TV che annuncia il campione del giorno, estraniati da tutto due visi illuminati solo in parte, le mani intrecciate e quel silenzio che parla milioni di lingue.

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